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A pesca con l'esperto

Lightdrifting, catture a raffica!

Catture a raffica con il lightdrifting

Affronteremo la parte più interessante per i nostri scopi e cioè quella finalizzata a catturare prede di taglia e, magari... a raffica! Ciò, non è facile, ma se opereremo con scrupolo, attenendosi a quello che seguirà, sicuramente, i successi non mancheranno.

Nell'articolo precedente, abbiamo descritto le attrezzature occorrenti per praticare la tecnica del lightdrifting, fra cui: canne specifiche, abbinate a mulinelli di qualità; materiale per l'ancoraggio della barca; gli accessori di supporto delle canne ed altre cose importanti...  Passiamo oltre:

Madre lenze, finali e minuterie particolari

PALAMITE 01Sulle bobine dei nostri mulinelli, avvolgeremo madre lenze di monofilo con i seguenti diametri che variano, dallo 0,20 - 0,22 – 0,25mm. il monofilo deve essere un "extra strong" come si suol dire, di ultima generazione, dotato di alta tenacità, resistenza al nodo e...possibilmente dotato di poca memoria! Tra questi, meglio adottare un "fluorine", un ibrido tra monofilo e fluorocarbon, che accentua le caratteristiche di invisibilità, poi, è più resistente all'abrasione ed essendo più rigido, è più sensibile alle tocche. Con i suddetti diametri, si possono insidiare: grosse occhiate, sgombri, palamite, saraghi, orate, lampughe, spigole e tanti altri pesci!

Per quanto riguarda i finali, beh sostanzialmente non sono complessi, non è necessario inserire due o più braccioli, un solo ed unico finale provvisto di un amo, due o tre legati in serie, assolveranno egregiamente il loro compito. Adesso cerchiamo di esaminare bene la scelta delle sezioni dei terminali di lenza, finalizzati per determinate specie ittiche. Naturalmente la scelta di questi ultimi, può variare durante una battuta di pesca, ed è condizionata dalla trasparenza delle acque, dalla suscettibilità del momento di quel pesce, che spesso è di natura gregaria, dai giochi di corrente e dall'eccessiva pastura immessa nelle vicinanze da equipaggi di pescatori..."concorrenti"!

Insomma, il lightdrifting, è una tecnica continuamente esplorativa che può far modificare le nostre strategie di pesca, più volte nel corso di una mattinata o di una intera giornata di pesca.

ORATE 02A questo punto, facciamo degli esempi pratici. Supponendo di svolgere una battuta di pesca alle palamite, potremo imbobinare appunto, nel mulinello, del monofilo extra strong dello 0,25mm, a seguito del quale, fisseremo una tri-girella o rolling tripla, con moschettone o senza, ma questo dipende dal tipo di innesco e lo vedremo successivamente. Dopo la rolling tripla, che serve sostanzialmente a neutralizzare gli effetti torsivi, tramite una cappia o con un nodo diretto, partirà il finale che sarà lungo dai 2,5 ai 3 metri... rigorosamente in fluorocarbon! L'amo è a nostra discrezione: o tipo Aberdeen ad occhiello, con punta affilatissima del N° 1/0 max 3/0, oppure tipo Beck ad artiglio d'aquila del N° 1 – 1/0 – 2/0 max 3/0, anche questi: affilatissimi.

La sezione del finale può variare. Se iniziamo a pescare al mattino presto, agli albori, potremo provare durante la nostra fase esplorativa, a calare due canne, una, con un finale in fluorocarbon dello 0,28 max 0,33mm diretto, con uno o due ami in serie, e l'altra, con un finale dello 0,235mm, dotato di un "rinforzino" finale lungo cm 6/8, sempre in fluorocarbon dello 0,33mm. Potremo calare una terza canna, provvista di finale dello 0,21mm in fluorocarbon, con "rinforzino" dello 0,28mm. C'è chi adotta come rinforzino, del multifibre da 30 lbs.

Se i pesci sono svogliati, apatici o purtroppo, "distratti" dalle pasture dei pescatori concorrenti, beh, è necessario... ridurre ancora le sezioni del fluorocarbon!!! Dovremo rigorosamente "scendere" sullo 0,165mm, con rinforzo in multifibra da 30lbs o fluorocarbon dello 0,28mm.

Naturalmente, adottando certi finali, a dir vero, pericolosi, in questo caso, la canna dovrà essere rigorosamente extra...morbida! Ultra light! Con un'azione fortemente progressiva, quasi parabolica e...tanta pazienza nel lavorare la palamita di turno. E non è finita! Può capitare anche che i pesci siano ulteriormente svogliati o estremamente diffidenti. A questo punto, entra in gioco la nostra bravura e... scendere ancora nelle sezioni dei finali da adottare! Sotto lo 0,16mm, la cattura non è garantita, sulle palamite e sui grossi sgombri, ma almeno sulle grosse occhiate, sui saraghi e su qualche orata... è possibile.

Durante la nostra fase esplorativa, è necessario porre attenzione a zavorrare le nostre esche. E' necessario applicare alcuni piombini, subito a monte della rolling tripla, per verificare, quale delle due o tre canne in pesca, riesce ad intercettare meglio i nostri pesci, distanti alcune decine di metri dalla nostra postazione di poppa. Potremo fare così: una canna, senza piombo, l'altra, con uno o due grammi, l'altra, con tre o quattro grammi. E questo lo verificheremo meglio sulla scia della nostra pastura, con il flusso della corrente marina. Se peschiamo su una profondità di che varia dai 12/15 ai 18/22 metri, è opportuno inserire dei galleggianti scorrevoli: dai 16 ai 25/30 grammi in funzione dell'esca applicata. Se innescheremo la sardina intera, beh, quelli da 25/30 grammi saranno più che sufficienti, mentre innescando dei tocchetti oppure metà sarda, 16 grammi saranno al Top.

Supponendo a questo punto di essere sopra uno Spot, la cui profondità oscilla dai -20 ai -22, l'assetto in pesca potrà essere così disposto: una canna, con lo stopper regolato a circa 6/8 metri, con 0 grammi o al max 0,5-1 grammo di zavorra; l'altro stopper della seconda canna, regolato a circa 12 metri, con zavorra da 2 – 2,5 grammi di piombo e l'ultima canna, regolata a 16/17 metri, con 3,5 – 4 grammi di piombo.

Insomma, l'assetto in pesca, deve essere equilibrato per far lavorare al meglio il nostro succulento boccone che transita in corrente, e verificare là dove intercetteremo i pesci. Appena localizzati questi ultimi, cambieremo l'assetto alle altre lenze, uniformandole a quella che pesca con efficacia. Se i nostri Spot saranno situati sulle scarpate di secche con profondità variabili dai -30 fino a circa -40/-50 ed oltre metri, su una canna inseriremo un galleggiante scorrevole, mentre le altre, le lasceremo libere, con le lenze che andranno lentamente verso il fondo, sempre però nel flusso di corrente

Le esche

ORATE 01Per quanto riguarda le esche, beh, non si sbaglia: o l'universale sardina o in alternativa, l'acciuga.

Queste vanno presentate al pesce di turno in modo vario, per carpire il suo umore del momento.

Ad esempio, può essere valido l'innesco di una sardina intera, con l'ausilio dell'ago, con unico amo finale, oppure, metà sardina, "cucita" con due o tre ami in serie. Altro innesco efficace è il trancio di sardina rivoltato, con la pelle disposta nell'interno e cucita con un paio di ami in serie, oppure... presentare un bel filetto di sardina flottante ed ondulante dal richiamo...irresistibile!

Insomma, per invogliare il pesce all'attacco, spesso e volentieri dipende dalla nostra fantasia creativa su come si presenta l'esca, che deve flottare in sospensione nell'acqua, possibilmente assieme alla pastura... nel modo più invisibile possibile!

Le pasture e i pasturatori

Per quanto riguarda le pasture, beh, per i pescatori pigri, consiglio di acquistare i sacchi appositi di sardina macinata, dotata di alcuni additivi Top Secret della ditta distributrice. Se ne trovano in commercio di vario tipo in confezioni da 3 o 5 Kg. Si presentano come un composto odorante racchiuso in una rete posta all'interno di un secchiello o di un sacchetto di plastica.

Per i pescatori volenterosi come il sottoscritto e per i più "risparmiosi", è bene "macinare" le sardine in modo "self service" con tanto di tritacarne manuale o elettrico. Alle sarde macinate, è bene aggiungere alcuni integratori come il sale grosso da cucina in quantità del 30% ed altri materiali... top secret! Comunque, già questo, è più che sufficiente per fare una bella pescata di palamite ed altro pesce, questo è poco, ma sicuro. Senza tante sublimazioni mentali!

In riferimento ai pasturatori, il mercato ce ne mette a disposizione una miriade. Molto efficace è il Sardamatic o il Flamish Cup, due "attrezzi" elettromeccanici che consentono di tritare le sardine in modo personalizzato, sia in termini di velocità che in termini di pezzatura. Altre alternative sono rappresentate dal tritasardine a lame, dal pasturatore Stonfo efficacissimo e da altre diavolerie meccaniche che hanno il compito di aiutare il pescatore impegnato nella pesca.

Dulcis in fundo... la pastura manuale! Che è quella forse più efficace, è rappresentata dal volenteroso impegno del pescatore di turno, a tagliuzzare le sardine e gettarne i pezzetti in acqua in modo praticamente... continuo: poco, ma in modo costante, per far indirizzare nel flusso della corrente, sardine, esche e... i nostri pesci! insomma, forse i pesci i pescheremo e anche di taglia ragguardevole, ma il lightdrifting, è una pesca laboriosa e pesante, in modo particolare come fa il sottoscritto che la pratica spesso e volentieri in solitudine.

La tecnica

ORATE 03Supponiamo di giungere sul nostro Spot di pesca, armato a dovere e stracolmo di pasture, etc.

E' necessario osservare a questo punto, se ci sono altre barche in pesca, per verificare la direzione della corrente e, nel pieno rispetto dei pescatori "concorrenti", educatamente, posizioneremo la nostra imbarcazione, di lato alle altre barche e non entrare nella "scia" della pastura altrui, altrimenti, possono nascere sgradevoli discussioni, liti fuori luogo o addirittura, dolori, anche lancinanti! Tutto poi, per una disavventura in pesca, o in ogni modo, beh, deve prevalere il buon senso e, al limite, se non ci sono le condizioni di poter pescare, educatamente, conviene cambiare spot. Non ne vale proprio la pena, discutere in tal senso!

Tornando alla pesca, appena situati nel punto dove noi riteniamo opportuno, caliamo la nostra ancora e filiamo la cima quel tanto che basta per mantenere la barca in pesca in modo corretto.

Iniziamo subito l'opera della pasturazione in vario modo a seconda dell'accorgimento adottato: Sardamatic, pasturatore a lame etc. Iniziamo a montare le canne ed assicurare successivamente i finali. Inneschiamo la prima lenza e gettiamo a mare la sarda, proposta in vari modi. Posizioniamo la canna nel supporto portacanne, aprendo l'archetto del mulinello e controlliamo il galleggiante che possa scorrere lentamente via dalla poppa. E' necessario controllare sovente che il filo della bobina, scorra via in modo fluido e costante. Questo procedimento, deve avvenire per tutte le altre canne.

Nel momento in cui si allama un pesce, si vede che il galleggiante scomparirà e la lenza scorrerà via, sempre più veloce. A questo punto prenderemo la canna, imprimeremo la ferrata, in modo accorto, e questo dipende dalla sezione del finale utilizzato e... inizia il combattimento! Se il pesce allamato, sarà una bella palamita, beh ci darà del filo da torcere, con potenti fughe repentine che metteranno alla prova il nostro temperamento di pescatore, le nostre lenze e...le nostre emozioni.

Un consiglio da esperto in materia: se il pesce allamato è una palamita, quando giunge sottobordo, non fatele vedere il guadino, altrimenti sono dolori! Rischieremo di perderla, in quanto, cercherà di inabissarsi in modo violento e repentino. Aspettate che la testa del nostro scomberomoride affiori almeno un paio di volte in superficie, dopodichè, sarà il momento della guadinata.

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