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A pesca con l'esperto

Occhiate al lightdrifting parte 2: esche, pasture, tecnica

Bellissima occhiata pescata al lightdrifting

Le esche e le pasture

Come avevamo già accennato, le esche sono principalmente 3, quelle più importanti, di grande effetto catturante: le sardine, i bigattini, e la pasta. Poi, ce ne sono altre, più comuni come il pane, i gamberetti, i vermi tremoline e coreani, ma molto meno catturanti. A noi la scelta!
Avendo scelto in linea di massima, ovviamente, le esche più catturanti, ma per certi aspetti più impegnative, vi abbineremo poi, la pastura giusta, che dovrà coadiuvare l’esca al momento della caduta in acqua e disporsi sul filo della corrente.

occhiate-lightdrifting-07Se inneschiamo i frammenti di sardina, pastureremo sempre, poco, ma di continuo, con la polpa delle sardine macinate, in modo self service che è la soluzione migliore. Le sardine macinate, generano una polpa che sarà preventivamente inumidita e depositata in un secchio, unita e mescolata con sfarinati di pesce, crusca etc. Si pastura, tramite un mestolo abbinato all’apposito secchio. Si trovano tuttavia in commercio, delle confezioni di sardine macinate dai 3 ai 5 chilogrammi ciascuna, dotate di secchiello. Queste, vanno calate in acqua con una cima, in modo tale da farle affondare da uno, fino a tre, quattro metri sotto il livello del mare. Oppure, potremo pasturare tramite un macina sardine, elettronico, temporizzato ed automatico, che viene fissato sul bordo della barca. Questo attrezzo elettromeccanico, ha il potere di diffondere in acqua, in modo omogeneo, quella “crema” odorosa che tanto attira le occhiate. E’ eccezionale! Provare per credere.
Per quanto riguarda l’innesco dei bigattini, vanno utilizzati almeno due, o tre, leggermente trapuntati sull’amo, da abbinare con la relativa pastura, rappresentata dalle stesse larve! Queste, vengono lanciate in acqua a mano, o con una fionda apposita, in modo tale da far si che giungano in prossimità del galleggiante scorrevole, oppure, è necessario farli “flottare” in corrente, facendoli precipitare sotto il bordo della barca.

occhiate-lightdrifting-09Per la pasta il discorso cambia. Prima è necessario fare la pasta, utilizzarla come esca e come pasturazione diretta, tramite “palline” da innescare e fatte precipitare nella zona dove deve cadere l’esca.
Per fare questo composto “odoroso” da occhiate, è necessario “lavorare” con i palmi delle mani un certo quantitativo di mollica di pane posato, appena inumidito con acqua e mescolato con formaggio grattugiato nel rapporto 2:1. Alla pasta, durante la lavorazione con le mani, è facoltativo aggiungere altri prodotti, come l’aglio, la pasta d’acciughe, un po’ di farina, un cucchiaio d’olio, per ottenere una migliore consistenza etc. Per una pescata giornaliera, per due persone, impiegando esca e pastura, occorrono circa 500 g. di mollica di pane e 250g. di formaggio grattugiato.

La tecnica

Entrando nel vivo, vediamo che cosa è necessario fare quando localizzeremo un punto in cui dovremo pescare. Se sceglieremo un bassofondo che va dai 7 ai 10 metri circa di profondità, magari a ridosso un isolotto o di un punto cospicuo della costa, dovremo attenerci come segue. Si localizza il punto preciso più a noi congeniale, si getta l’ancora, si arma la lenza col galleggiante scorrevole, si tara lo stopper a circa 7/8 metri dall’amo, e se si pesca con i bigattini, si inizia a fare dei piccoli lanci dei medesimi… poche unità, ma lanci frequenti. Purtroppo, sarà fastidioso: è un lavoro, ma ne vale la pena! Se ne innesca due o tre e si cala in corrente. Se vi sono le occhiate nel settore di mare interessato alla pesca, queste non si faranno attendere: il galleggiante scomparirà, ferreremo e recupereremo con molta attenzione, viste le dimensioni del nostro finale dello 0,10- 0,112mm, con la frizione ben tarata, e con un vettino sensibilissimo per evitare rotture! Attenzione, ogni due o tre pesci catturati, verificare a circa un centimetro dall’amo se sussiste una certa abrasione.

occhiate-lightdrifting-06Di solito è palese e quindi, prima di farsi tagliare il finale dalla prossima occhiata, occorre rilegare di nuovo l’amo, sacrificando tre o quattro centimetri di lenza e… così via, ogni due o tre pesci, di nuovo controllo e si rilega l’amo. Se la frequenza della cattura delle occhiate si riduce sensibilmente, si dà una nuova taratura allo stopper, facendo affondare di nuovo l’esca, ma sempre con una periodica verifica. Di solito il “giochino” funziona e si riprende a catturare, ma se le catture rallentano, occorre aumentare il dosaggio della pastura, oppure cambiare il punto di pesca spostando il galleggiante altrove e riprendendo la pesca. Se inseriremo un pasturatore scorrevole, dotato del flusso di regolazione dei bigattini, da fissare tra il galleggiante ed il penultimo dei piombini prossimo alla girella, i risultati potrebbero cambiare ancora, con altre occhiate catturate. Se si pesca in prossimità del fondo… assieme alle occhiate, verranno su sicuramente anche dei saraghi ed altri pesci! Attenzione, se si usa il pasturatore è necessario sostituire il galleggiante scorrevole con un altro di grammatura di almeno 16 grammi o poco più.

Se si innesca la pasta, intorno al boccone che precipita sul fondo, concentreremo una serie di “palline” formate dal medesimo composto, per attirare il più possibile nella zona concentrata, il nostro branco di occhiate. Usando la pasta, è necessario ferrare subito alla minima toccata del pesce. L’uso delle sardine invece, lo riserveremo nei fondali maggiori.

Se sceglieremo un punto di pesca, ad esempio su un fondale variabile dai 20 ai 25 metri, beh, stessa procedura: si calcola il punto, magari aiutato dall’ecoscandaglio che ci segnala il banco di occhiate o di altri pesci misti in sospensione, si cala l’ancora e si inizia a pasturare: o con i bigattini, e si procede come descritto sopra, oppure con la pastura a base di sardina.
Utilizzando la pastura a base di sardina, procederemo così: o appenderemo un sacco sottobordo, con una cima, di quelle pasture del tipo confezionato, oppure, preleveremo da un secchio la pastura “fai da te” gettandola con un mestolo fuori bordo ed inizieremo a montare la lenza. Successivamente, innescheremo dei piccoli filetti di polpa di sarda di circa 2 cm e caleremo la lenza in acqua, aprendo l’archetto del mulinello, facendo scorrere la lenza in corrente almeno per una trentina di metri o forse più, fino a che non intercetteremo le nostre amiche. Abbasseremo poi l’archetto, facendo entrare in pesca il “boccon divino”. Volendo, potremo mettere in pesca un’altra, o addirittura altre due canne, posate su appositi portacanne multipli orientabili.  Se vi sono le occhiate, e di solito sui fondali maggiori ci sono quelle più grosse, faranno letteralmente “cantare” i nostri mulinelli ed il nostro giuochino emozionante...sarà iniziato! Sarà un combattimento continuo.

occhiate-lightdrifting-08Anche in questo caso, dopo un paio di catture: controllo se c’è abrasione in prossimità dell’amo e… cosi via! Naturalmente, se non vi sono le tanto attese tocche, converrà appesantire la lenza aggiungendo una zavorra maggiore di alcuni grammi, fino a che non si trova la collocazione giusta del boccone che deve flottare sul flusso della pastura in corrente e raggiungere il branco delle nostre amiche. Se sceglieremo l’automatizzazione per la diffusione in acqua della pastura, come abbiamo già accennato, è a nostra completa disposizione il tritasardine elettromeccanico: uno straordinario attrezzo che consente di attirare sottobordo tante occhiate e… spesso e volentieri, palamite e sgombri! Che naturalmente, cattureremo assieme alle occhiate, ma modificando i finali, ma questo lo verificheremo in seguito.

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