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A pesca con l'esperto

Occhiate al lightdrifting parte 1: barche, attrezzature, lenze

Occhiata appena recuperata

Io credo che, fra tutti i pesci presenti nei mari che bagnano la nostra Penisola, ce ne sia uno, che risulta forse tra i più furbi esistenti in natura; in riferimento alla sua diffidenza che dimostra di avere, per quanto concerne la sua catturabilità. Questo pesce è sicuramente l’occhiata!

L’occhiata che fa dannare, l’occhiata che fa innervosire il pescatore… perché non riesce a catturarla! Si cala la lenza in acqua, se ne cattura una, o al massimo due e poi… basta! Potremo riporre le canne a riposo e fare un bagnetto ristoratore. Insomma, l’occhiata, è un pesce che beffa, quasi tutti i pescatori, ma non tutti. Già, proprio, non tutti. Io credo di essere uno tra quei pescatori, attenti, scrupolosi che, col tempo, sia riuscito a beffare, nella stragrande maggioranza dei casi, nelle più svariate condizioni di pesca, proprio l’inespugnabile occhiata.
Svelerò in esclusiva per la Know How Service, il modus operandi, attraverso il quale è possibile fare, in una calda e soleggiata giornata estiva, resa caotica da imbarcazioni e bagnanti in transito, una pescata invidiabile… di occhiate!
Cercheremo di capire adesso, i motivi per cui, i nostri pesci “furbi” diventeranno inevitabilmente sciocchi, e quindi facilmente catturabili, dietro un opportuna preparazione alla pesca con la tecnica del lightdrifting, con canna da natante ancorato e pastura in corrente.

Premessa sul lightdrifting alle occhiate

occhiate-lightdrifting-03Innanzitutto spiegare la tecnica sul lightdrifting nei dettagli, è un compito sul quale è necessario fare in premessa, delle doverose considerazioni. La prima, è quella di verificare l’entità delle profondità dei fondali su cui dovremo pescare, ed agire di conseguenza, e poi, la straordinaria importanza delle esche da usare, coadiuvate rigorosamente dalla pasturazione da effettuare in corrente. Queste sono le basi, sulle quali costruire l’azione di pesca che si articolerà in: pesca alle occhiate, su fondali minori in prossimità della costa o a ridosso delle isole, limitati a 5-6 fino a circa 10-12 metri di profondità, in presenza di acque chiarissime, cristalline; oppure, pesca alle occhiate su fondali maggiori, che di solito stazionano intorno ai “sommi” delle secche esposte fuori a mare aperto, con degradi precipiti e ricchi di roccia. In questo caso, la profondità varierà dai -15-20, fino anche a -30-40 metri, col beneficio di trovare acque non chiarissime e quindi poter pescare più a nostro agio, utilizzando lenze finali non proprio ultrasottili, ed ottenendo quindi un range di lavoro più favorevole alla cattura. Nella sostanza, utilizzeremo finali di lenza costituiti in fluorocarbon della sezione: 0,10 al max 0,12mm per i basi fondali con acque cristalline, e lo 0,165 al max 0,185-0,21mm su profondità più impegnative.
Per quanto riguarda le esche, io ne consiglierei tre: il bigattino, la pasta e… la straordinaria sardina! Tutte efficacissime che si “confondono” bene in corrente, con la pastura formata dagli stessi prodotti. Attenzione che, la pastura, per avere una resa ottimale ai fini di una proficua pescata, deve essere la stessa dell’esca impiegata. Ad esempio, se innesco i bigattini all’amo, la pastura deve essere rigorosamente formata, da bigattini che deve cadere in acqua ed orientarsi in corrente dove troveranno le larve innescate. Stesso discorso vige per le altre esche.

Le barche e le attrezzature per il lightdrifting alle occhiate

occhiate-lightdrifting-04Per praticare questa tecnica di pesca, non occorrono particolari imbarcazioni impegnative, eccetto che, tali zone interessate alla pesca, siano distanti molte miglia dalla costa e, per ragioni di sicurezza è bene navigare con barche di una certa stazza per essere tranquilli. In condizioni ordinarie, se le nostre occhiate sono vicine alla costa, occorrono barche sufficientemente lunghe di circa 5-6 – 7 metri e larghe più di due metri, per disporre di quella capienza necessaria per il contenimento delle attrezzature e per poter pescare in modo agibile, almeno per due persone. Inoltre il pozzetto, deve avere un’ottima disposizione di portacanne di vario tipo, fisso ad incasso e di tipo mobile, multiplo ed orientabile. A tale proposito, Il gozzo Gecko, con una personalizzazione fishing, offre un’ottima postazione per un lightdrifting… versatile!
Per quanto riguarda le canne, visto e considerato che dovremmo usare finali di lenza sottili ed ultrasottili, occorreranno preferibilmente, quelle telescopiche in carbonio di ultima generazione, con fusti finissimi, lunghe circa 4 metri ad azione variabile, da pochi grammi fino a circa 20-30 grammi. Possibilmente con vettino in nylon o in carbonio intercambiabile. Gli anelli saranno in SIC o Alconite per meglio dissipare il calore e ridurre l’effetto abrasivo durante le fughe del pesce.
Per la scelta dei mulinelli, opteremo naturalmente per quelli a bobina fissa e di taglia medio-piccola: 020 oppure 030, in grado di contenere almeno 200 metri di lenza avvolta dello 0,16 – 0,22mm   
E di essere dotati di frizione sensibile e precisa per ammortizzare, assieme al carbonio della canna, le fughe più repentine ed imprevedibili comuni solo alle occhiate!

Le lenze, i finali e gli ami, per i bassi fondali

occhiate-lightdrifting-02Al momento della costituzione delle lenze con i relativi finali è bene procedere come segue.
Come avevamo già accennato, se si desidera pescare a ridosso di un isola o di un punto cospicuo della costa, ricco di scogli, in un basso fondo di circa 7-8 metri di profondità, è necessario armare così.
In bobina, metteremo uno 0,16 o al max uno 0,18mm. Successivamente, applicheremo uno stopper a nostro piacimento: tipo Nakazima o chicco di riso e lo piazzeremo a circa 3-4 metri dal capo libero della lenza che, a seguito della quale, inseriremo un galleggiante scorrevole variabile dai 2 ai 6 grammi, e poi, una piccola bi-girella o tri-girella che legheremo all’estremità del capo libero. Applicheremo poi a monte della girella stessa, una serie di piombini a scalare secondo la taratura del galleggiante scorrevole. Il finale vero e proprio lo fisseremo alla girella e dovrà essere uno spezzone di fluorocarbon dello 0,09 al max dello 0,12mm lungo circa un metro e mezzo, al termine del quale legheremo un amo di variabile numerazione che va dal 12 – 10 - 8 secondo la taglia delle occhiate presenti.
Questo montaggio si rivela estremamente catturante, ma ce n’è un’altra variante, altrettanto micidiale, ed è quella di interporre tra la girella ed i piombini a scalare, un piccolo pasturatore scorrevole a fuoriuscita regolabile dei bigattini. Eccellente, quello piccolo della ditta fiorentina Stonfo. In questo caso, se si adotta il piccolo pasturatore, è necessario sostituire il galleggiante scorrevole con uno di almeno 16 grammi di tenuta.

Le lenze, i finali e gli ami, per i medi fondali

Se invece di pescare le occhiate sui bassi fondali a ridosso di un isolotto, ci decidessimo di pescarle su una secca a mare aperto là dove le acque non sono proprio cristalline e gli esemplari sono di taglia maggiore, useremo questo tipo di montaggio.
Bobineremo nel mulinello un buon monofilo, dei migliori in commercio, “extrastrong a copolimeri” a “bassa memoria” dello 0,20-0,22mm. Al capo libero fisseremo una girella piccola e successivamente, uno spezzone di finale in fluorocarbon lungo circa 2,5-3 metri dello 0,16mm ed un amo del N°10 tipo Owner ad artiglio d’aquila. Per quanto riguarda la zavorra, opteremo al momento se applicare da 0,5 ai 4 grammi ed oltre, sempre a monte della girella, secondo la corrente presente nel luogo. A tale proposito, consiglio di usare i pallini di piombo spaccati di tipo ad innesto rapido, dotati di beccuccio per aprirli ed intercambiarli per ogni esigenza

Ci vediamo tra una settimana per la seconda parte: le esche, le pasture, la tecnica.

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