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A pesca con l'esperto

Dentici e ricciole in slow trolling

dentici-e-ricciole-001La pesca a Slow Trolling, tradotto dalla lingua anglosassone, in traina lenta, consente a chi la pratica, emozionanti catture, a base di dentici, ricciole delle più variegate taglie e di altri pesci importanti come i dentici prai etc. Entrando nei dettagli, di questa a dir vero affascinante tecnica, farei doverosamente alcune considerazioni sui pesci menzionati, per i quali, sono già stati versati fiumi d’inchiostro!

Ebbene, partendo dalla ricciola, devo dire che, oltre ad allietare la gioia dei commensali, in quanto presenta carni pregiate, offre grandi soddisfazioni sotto il profilo sportivo. E’ un’indomita combattente, in modo particolare, quando la si combatte “in canna”, utilizzando lenze di ridotto libbraggio. Questo predatore, di solito, fa vita gregaria e spesso e volentieri, divide il suo territorio di caccia alla minutaglia, con un temibile concorrente: il dentice. Quest’ultimo, altro ambito pesce annoverato come preda principe per la traina, presenta molte affinità ed analogie di vita comportamentali come quelle della ricciola e quindi, per il trainista, è un’altra potenziale preda da unire nelle ordinarie catture relegate alla traina.

La pesca in Slow trolling, distintamente sia per il dentice che per la ricciola, è sostanzialmente identica: viene praticata in lenta velocità di traina, per far navigare bene gli inneschi, ma differisce nella “ferrata”, cioè quando avviene lo strike, che varia da specie a specie e nella composizione dei finali.

Cercheremo adesso di enunciare i requisiti richiesti, per poter insidiare questi nobili pesci, in riferimento alle attrezzature primarie, ossia alle barche, con cui andremo a pescare, alle attrezzature secondarie, rappresentate dalle canne e dai mulinelli più adatti, ed infine, naturalmente, i finali e le esche, che devono essere più”catturanti” possibili, realizzati con opportuni accorgimenti tecnici.

Le barche

dentici-e-ricciole-004Per quanto riguarda la scelta delle barche più idonee a questo tipo di pesca, tutte più o meno, rispondono ai requisiti richiesti, ossia, di navigare a velocità ridotta, per presentare nel migliore dei modi, le nostre esche vive o naturali morte e nel contempo, concedere spazi, sufficientemente validi per operare a bordo in modo agevole, con una certa sicurezza. Pertanto, nei limiti delle possibilità, è bene scegliere, barche con: pozzetti ampi, sicuri, con murate sufficientemente alte, almeno abbondantemente sopra le ginocchia, da poter ben assicurare il pescatore, anche in caso di mare formato. Poi sarà necessario disporre a bordo di una vasca per il vivo, possibilmente coibentata termicamente, e che abbia un ottimo impianto di circolazione dell’acqua di mare. Tornando alle barche, vanno egregiamente bene le pilotine da pesca, i gozzi, come ad esempio il Gecko 730 XTF, e poi, naturalmente i fisherman, i center console e addirittura anche i gommoni, se equipaggiati a dovere. Ultima cosa molto importante per praticare questa disciplina, ripeto, la velocità, che deve essere estremamente ridotta, quando si utilizzano esche vive, in genere rappresentate dal calamaro e dalla seppia, e cioè 0,8 – 1,3 nodi orari e fino a circa 1,6/1,8, quando si impiegano pesci-esca come l’aguglia, il sugarello ed altra minutaglia pelagica. La stessa velocità 1,6-1,8, viene mantenuta quando si utilizza l’esca naturale morta, sia rappresentata dai pesci come dai cefalopodi. Quando si naviga a circa 1,8 nodi, il trascinamento in acqua dei calamari, passati a miglior vita, produce un effetto dinamico, vitale, che simula l’animale vivo. Su questo aspetto, prevale anche l’accortezza di come si presenta l’esca: più la si rende flessuosa e vitale con un nuoto armonico che simula il vivo, più si cattura!

Le canne e i mulinelli

dentici-e-ricciole-005Le attrezzature primarie come le canne ed i mulinelli, saranno scelti nei libbraggi che spaziano: dalle 12/20 alle 20/30 per le canne ed un 2,5/0 – 4/0 per i mulinelli a tamburo rotante che corrispondono alle misure delle 20 e delle 30 lbs. Le peculiarità richieste dalle canne, sono quelle che, devono offrire una buona percentuale di carbonio nel composito dei loro materiali medesimi.

Tutto questo per combattere nel migliore dei modi le prede, in modo particolare, quelle di taglia cospicua. Sono da preferire quelle canne dotate di passanti ad anello con pietra in SIC od Alconite ad alta dispersione di calore per limitare le abrasioni delle lenze e per poter far scorrere bene la lenza, che è realizzata nel complesso, con nodi di giunta spesso voluminosi etc.. Dulcis in fundo, la qualità dei mulinelli, che deve essere rigorosamente di qualità. Il mulinello deve possedere delle frizioni precise e sensibili, con parti in carbonio e con altri componenti meccanici che devono essere di altrettanto valore, per resistere alle fughe repentine dei pesci ed alle trazioni forzate, continue... decisamente impegnative.

Nella sintesi un ottimo abbinamento può essere così formato: canne tipo Stand Up(mt 1,80 circa) o Trolling(mt 2,15 circa) leggermente più lunghe, dotate di azione progressiva maggiore delle Stand Up e mulinelli con freno a leva da 30 lbs.

Le madre lenze, ed i finali

Supponendo di scegliere una delle due tipologie di canne citate, vi abbineremo un mulinello da 30 lbs, pronto per avvolgerci la madre lenza.

La scelta di quest’ultima, può orientarsi sia sul monofilo tradizionale da 20-30 lbs che è uno 0,40-0,50mm, sia sul multifibra di parimenti libbraggio. Come opinione personale è quella di consigliare di avvolgere il multifibra, in quanto è più sensibile alle tocche del pesce e nel contempo essendo lo stesso di sezione più ridotta, a parimenti libbraggio, offre meno resistenza alle correnti marine. Ad esempio, un multifibra a costituzione Dyneema o Spectra da 40 lbs, possiede una sezione pari a circa 0,26mm. L’avvolgimento della madre lenza, deve essere tale da coprire quasi tutta la bobina, lasciando lo spazio sufficiente tra il corpo del mulinello e della bobina, per ben accettare una ventina di metri di finale. Per evitare di interporre la girella a cui dovremo fissare il piombo guardiano, che, con uso impegnato e continuato potrebbe arrecare danni agli anelli della canna, eviteremo di inserire la girella, facendo un’asola di circa 30 cm sul capo libero della stessa lenza madre. Prima di realizzare l’asola sul multifibra, dovremo avere l’accortezza di rinforzarla proprio negli ultimi 30 centimetri, con del dacron da 80 lbs, infilando, il capo libero del multifibra, nello stesso dacron e farlo scorrere per almeno 50/60 centimetri. Successivamente si procede a realizzare l’asola con un nodo: gassa d’amante. Fisseremo poi, sia l’aggancio del piombo guardiano, sia con una “bocca di lupo”(loop to loop), la ventina di metri di nylon a seguire dello 0,60, a cui legheremo successivamente una girella piccola, di quelle modernissime da 80 lbs. Al seguito di questa, si staccherà il finale vero e proprio, composto da un paio di metri di fluorocarbon dello 0,60 la cui estremità liberà andrà “doppiata” per 40/60 cm, con un nodo a “8” a 4 spire, oppure, con il nodo apposito chiamato “spider hitch”. A questo punto, inseriremo 2 ami ad occhiello nella lenza doppiata, di cui uno, il primo, avrà la funzione di trainante, scorrevole del 4/0 o 5/0 e l’altro, il secondo, sarà quello ferrante o fisso del 6/0 o 7/0. Per il montaggio di questi, è necessario procedere così: prima si inserisce l’amo trainante nella doppiatura e poi si inserisce l’altro e lo si lega con un nodo Palomar o con altri nodi. L’amo trainante che deve essere anche scorrevole, va fissato sulla lenza doppiata con un piccolo spezzone di monofilo dello 0,35 con un nodo uni a 7 o 8 giri, od equivalente. Se il nostro pesce-esca sarà di grandi dimensioni, come un bel sugarello o un’aguglia di 50 cm, è possibile inserire un secondo amo scorrevole, per un totale di 3 ami fissati. Anche in questo caso, il secondo amo trainante, sarà fissato in modo analogo al primo.

La tecnica

dentici-e-ricciole-002La prima fase della pesca è quella di reperire l’esca viva, rappresentata da specie di pesci facilmente catturabili come il sugarello e l’aguglia, oppure, il calamaro o la seppia. Per evitare di dilungarci troppo nei dettagli, spiegando di come si possono catturare tutte queste esche, per le quali sarebbe necessario redigere un altro articolo, illustrerò nella sintesi, come si può catturare uno solo dei pesci citati in modo rapido e pratico, di grande effetto pescante per le ricciole e per i dentici: il sugarello. Per procurare poi i calamari, abbiamo già descritto nel mese di novembre, come si pescano, con la tecnica del Tataki, Misaki e similari, pertanto, rimaniamo in tema e passiamo a come dovremo procurarci i sugarelli.

E’ notorio che i numerosissimi banchi di sugarelli, stazionano in prossimità dei cappelli delle secche al largo della costa, oppure nei vari interstrati d’acqua dai circa 20 fino ad oltre 70 metri di profondità. Questi pesci sono facilmente localizzabili con l’ecoscandaglio e spesso, sono misti ad altre specie come boghe, menole e sgombri. Localizzate le nostre “esche”, è necessario usare un bolentino leggero a tre ami, con un piombo finale, innescato con dei gamberetti, oppure utilizzare il Sabiki che è una lenza giapponese apposita, già confezionata, costituita da piccole esche artificiali dotate di perline fosforescenti. Se queste lenze si calano con dei piombi, proprio dove stazionano i nostri amici, sarà sufficiente imprimere delle sollecitazioni ai nostri richiami per assicurare le preziose allamate. Per una giornata di pesca, sono sufficienti alcuni esemplari, che dovremo tenerli in vita nella nostra vasca per il vivo.

A questo punto, ipotizzando di avere catturato 6 o 7 sugarelli e mantenuti vivi nella nostra vasca per il vivo, decidiamo di andare in pesca, laddove i nostri predatori di solito stazionano, e cioè, in prossimità dei punti cospicui della costa o vicino alle scogliere o secche più o meno distanti dalla costa a profondità variabili dai 15 ai 60 metri circa di profondità.

Localizzato il punto, prima di effettuare l’innesco alle due canne piazzate, la nostra strategia è quella di tentare sia il dentice che la ricciola. Per il dentice, dovremo portare una delle due lenze a disposizione a contatto del fondo e l’altra, a circa mezz’acqua per meglio insidiare la ricciola.

Slow Trolling per i dentici

Per l’innesco e l’affondamento della lenza per i dentici si procede così

prendiamo un pesce dalla vasca e lo inneschiamo così: l’amo trainante dovrà trafiggere il pesce nella zona tra la bocca ed il naso, mentre l’amo fisso verrà inserito nella zona tra l’addome e la coda, senza ledere organi vitali. Dalla canna da traina armata e fissata nel portacanne del trincarino, sfileremo il finale con la relativa lenza, tutto con la barca in navigazione a circa 1,5 - 1,8 nodi.

appena giunti all’asola di unione tra la madre lenza ed il finale, agganceremo con un piccolo moschettone il piombo guardiano di circa 400 grammi tramite uno spezzone di monofilo dello 0,35 lungo mt 1,5-2. Appena il piombo giunge sul fondo, solleviamo con un giro di manovella il medesimo ed inizia la nostra pesca con il sugarello, che flotta nelle strette vicinanze del fondo.

Praticamente avremo: la madre stesa con il piombo vicinissimo al fondo, con 12 metri di finale che segue, formato da 10 metri dello 0,60, più la girella, più gli ultimi due metri, di fluorocarbon sempre dello 0,60, con gli ultimi 40 cm doppiati e col pesce innescato. La lenta navigazione dovrà avere un percorso... sali e scendi nelle scarpate delle secche, notoriamente frequentate dai nostri amici. Tutto dovrà essere sotto controllo, anche per delle ore, con l’ecoscandaglio ed il GPS cartografico sempre in funzione. Se si possiede un ecoscandaglio “serio” ossia, professionale o quasi, ma che riesce a distinguere la minutaglia posta in sospensione in prossimità del fondo, con la “marcatura” del predatore, sarà molto probabile ottenere uno strike! Pertanto, quando si visualizza qualcosa di “sospetto”, conviene insistere nello Spot con più passaggi incrociati nel punto di nostro interesse.

Poi, molto dipende anche dalla nostra esperienza in questa tecnica specifica: più si pesca... e più si cattura! E’ tutto direttamente proporzionale.

Se nel momento in cui siamo in pesca, navigando a circa 1,5 nodi orari, il dentice preda l’esca, la canna dà un leggero sussulto, ben avvertibile dal multifibra. A questo punto è necessario essere vigili e pronti per cedere un paio di metri di lenza per far consumare bene l’esca precedentemente “assaggiata” e poi... ferrare! Se il nostro amico inizia a combattere, cerca disperatamente di guadagnare il fondo e possibilmente di tranciare il finale contro gli scogli. E’ necessario quando si ferra il pesce, staccarlo decisamente dal fondo e cercare di guadagnare il largo dalla secca manovrando la barca. Se così avviene, bontà per noi, il pesce, dopo un paio di violente fughe, si lascia recuperare passivamente fino a giungere sottobordo con il ventre in superficie e un ampio guadino ci assicurerà l’ambita “cena” con gli amici.

Slow Trolling per la ricciola

Per la pesca della ricciola, si procede come per il dentice: stesso innesco, stessa velocità tranne che

dovremo ridurre la zavorra e far navigare a mezz’acqua la nostra esca, procedendo al recupero della lenza con alcuni giri di manovella, appena il piombo giunge sul fondo.

dentici-e-ricciole-003Far “lavorare” l’esca per la ricciola a mezz’acqua è valido per due motivi: uno, perchè la ricciola è notoriamente un pelagico che ama predare i banchi di minutaglia pelagica posta in sospensione, e l’altro motivo, perchè se si porta la nostra esca, rappresentata dal calamaro, vicino al fondo, può essere predato non solo dalle ricciole o dai dentici, ma anche da piccole tanute, piccoli dentici prai, addirittura anche da delle orate, insomma è un autentico rischio, perdere un “sudato” cefalopode destinato magari al palato di una possente e combattiva ricciola. Procedendo nello Slow Trolling, a far flottare l’esca a circa una decina di metri dal fondo, quando avviene il tanto agognato Strike, la canna, si flette, prima leggermente e poi in modo deciso. In quel momento, conviene ferrare energicamente e...iniziare la lotta, cercando di guadagnare il largo, altrimenti il nostro carangide ci farà un bel cù cù. Durante il combattimento, il pesce farà sicuramente delle fughe repentine e stressanti in modo continuo da mettere alla prova sia la nostra attrezzatura che le nostre emozioni. Anche la ricciola durante le prime fughe, dovremo forzarla con la canna, ma non troppo e cercare di portarla fuori dagli anfratti rocciosi. E’ un’instancabile ed indomita combattente. Ci tiene in ansia fino a quando giunge sottobordo, dopodichè un robusto raffio, ci assicurerà l’agognata preda alla quale dedicheremo doverosamente una foto ricordo.

Le profondità ideali sono quelle che spaziano in un range che va dai 30 fino ai 40-50 metri, in zone ricche di rocce, franate di scogli, maciotto e fondali misti tra scogli e posidonie. I periodi migliori sono quelli della tarda estate ed autunno fino agli inizi dell’inverno. Durante i periodi “freddi” possiamo localizzare i nostri predatori su fondali maggiori di oltre 60 metri di profondità.

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