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A pesca con l'esperto

Pesci e calamari col bolentino

mix pagelli e saraghiIl mese di ottobre, notoriamente segna l’autunno, con tutto il suo vigore. In parte negativo, con le perturbazioni atlantiche, che iniziano a flagellare le coste tirreniche, ma anche positivo, con i campi di alta pressione, che riescono ad incunearsi nella fascia mediterranea, coinvolgendo tutta la nostra Penisola. Queste condizioni di mare calmo con venti deboli a regime di brezza, stimolano ad affrontare le varie discipline alieutiche, in modo particolare, il bolentino...

Questa tecnica, può essere esercitata lungo costa su batimetriche che vanno dai 20 ai 30 metri, ma anche su fondali che spaziano in un range di 35, fino ad oltre 70 metri di profondità. Visto e considerato che questo è il periodo molto buono, trofico per eccellenza per i pagelli, saraghi, orate, tanute ed altri pesci, ma è anche altrettanto buono per pescare i calamari che, proprio in ottobre, fanno la loro comparsa, negli stessi fondali là dove si pescano i pesci a bolentino. A questo punto, che dire: via con il bolentino... a valenza mista! Finalizzato a catturare pesci e calamari, per un divertimento... direi, assicurato! Cercheremo di prendere, come si suol dire: due piccioni, con una fava! Nel senso che ci prepareremo a pescare queste delizie del Mare Nostrum. Spazieremo: dal pesce pregiato nell’arco della giornata, al calamaro, da insidiare al tramonto. Ma Vediamo come.

Le attrezzature

raccolta piombi e bolentinoAnzitutto è bene preparare le canne, che siano appunto, a valenza ibrida, naturalmente in carbonio alto modulo, di nuova generazione in quanto sono più leggere, più flessuose e rispondono meglio sia alle tocche che alle ferrate. La loro lunghezza può variare dai 3,50 fino a circa 4 metri, di tipo telescopiche o ad innesti, magari dotate di cimini sottili, intercambiabili, costituiti in nylon.

Per quanto riguarda la scelta degli anelli o passanti, consiglio di utilizzare quelli, di qualità come i Fuji Sic o Fuji Alconite, in quanto, notevolmente più duraturi e più resistenti alle lenze madri in multifibra. La loro azione, e questo è un punto molto importante, deve essere progressiva, fino almeno a 200 grammi, per poter consentire di pescare adeguatamente con zavorre tali, su fondali, anche di 70 metri ed oltre. Per l’abbinamento dei mulinelli, beh opterei decisamente per la taglia da 5500-6500, preferibilmente, anche questi di qualità, che abbiano un’ottima frizione e una componentistica interna, robusta, inossidabile, ma più che altro... affidabile nel tempo!

Le lenze, i finali e le esche

La madre lenza

piccole totanare per il tatakiIn bobina, avvolgeremo come base, un primer di lenza di monofilo dello 0,30/0,35mm, per costituire uno spessore, al seguito del quale, uniremo una confezione da 110 metri o più, di multifibra da 15 o 20lbs, equivalente ad uno spessore dello 0,12mm circa, per arrivare al margine esterno della bobina per facilitare la fuoriuscita della lenza stessa. Al capo finale del multifibra, è bene legare 8/10 metri di shock leader dello 0,30mm con il successivo fissaggio di una trigirella con o senza moschettone, per eliminare le possibili torsioni che si possono generare nei lanci e nei recuperi, con o senza prede. Per l’unione del multifibra, con il monofilo di nylon, consiglio un nodo Allbright oppure FG o anche Tony Pena. Questo assetto di madre lenza, è valido sia per insidiare i pesci che i calamari.

I finali

finali raccolti per il bolentinoIn riguardo ai finali, il discorso cambia. Nel senso che, per la “missione” pagelli, saraghi, ed altro pesce di fondo, è necessario impiegare le esche naturali morte, rappresentate da: gamberetti, segmenti di calamaro, vermi come l’americano ed altri similari; mentre per catturare i calamari, occorrono le esche artificiali, costituite da: le classiche totanare da bolentino fusiformi di varia grandezza, costituite da piccoli pesci dotati della mono o della doppia corona di spilli, montati in modo più o meno vario

Finali per i pesci.

Procediamo ad armare alcuni finali di lenza, finalizzati per catturare i pesci.

Prendiamo alcuni piccoli spezzoni di fluorocarbon dello 0,30/0,35mm lunghi circa cm 20 ai quali legheremo gli ami da bolentino del N°3 – 4. Occorrono 3 spezzoni per realizzare i 3 braccioli da disporre a bandiera sul calamento o trave. Quest’ultimo, deve essere lungo dai 2,5 ai 3 metri e i 3 braccioli avranno una lunghezza di circa 7 o al max 10 cm, equamente distanziati sul trave l’uno dall’altro di circa 35 cm. Tra il bracciolo finale ed il piombo, è bene considerare 15/20 cm. La zavorra finale oscillerà dai circa 100 ai 130/150 e anche 200 grammi, in presenza di correnti molto sostenute.

Una precisazione. Non starò a dilungarmi sulla scelta della lunghezza dei braccioli, che il sottoscritto ritiene validissima quella “corta” di non più di 10 cm, in quanto, pescando a scarroccio, il bracciolo corto, pesca meglio ed è notevolmente più produttivo, a differenza della pesca a bolentino, con barca ancorata, che prevede, braccioli a girare lunghissimi, di 60 – 120 cm e anche di 3 metri! Ma questo è un altro argomento che affronteremo successivamente.

Finale per i calamari

calamaro con totanaraPer quanto riguarda il finale destinato ai calamari, lo potremo confezionare in due modi. Uno, tipo Tataki, Misaki e l’altro, tipo “Senna”, definito così dai toscani come il sottoscritto. Il montaggio, tra i due, si differenzia di poco. Sostanzialmente, differiscono l’uno dall’altro, dalle misure dei pesciolini dotati di cestelli e dalla tecnica di pesca.

Per realizzare il finale si procede così. Si prende una spezzone dello 0,28/0,33mm in fluorocarbon, lungo circa 3 metri e vi praticheremo 4 nodi Dropper Loop distanziati di circa 50 cm l’uno dall’altro, ed in fondo al capo libero, applicheremo la zavorra che può variare, anche in questo caso, dai 100-130-150 fino a circa 200 grammi. Attenzione, quando si realizzano i Dropper Loop, è necessario avere l’accortezza di inserire 4 clips o piccoli moschettoni, a cui poi, applicare le piccole totanare.

Bolentino finalizzato a catturare i pesci

calamaro appena catturatoSi pesca con barca in deriva e a scarroccio. Si porta la nostra imbarcazione in prossimità delle secche del medio fondale, con profondità variabili dai 38 ai 50/70 metri, aiutandosi con l’uso dell’ecoscandaglio e, nel momento in cui ci troviamo sui bordi della secca, conviene calare le lenze, mettendo preventivamente l’imbarcazione al traverso, con la brezza di mare che spira in modo perpendicolare allo scafo. Se le marcature rilevate dal nostro Eco, saranno quelle giuste, e cioè, formate da degradi costituiti da fondali che salgono e scendono, con pesci in sospensione dal fondo, non tarderanno ad arrivare a pagliolo: sugarelli, sgombri, pagelli, saraghi, serrani, tracine ed altre specie come scorfani rossi, gallinelle etc. Innescheremo in modo vario: dai gamberetti ai pezzetti di calamaro, dall’americano al muriddu etc. perchè, è bene variare, per sondare e verificare l’indice di gradimento dei nostri amici pinnuti. In questo periodo autunnale, si pesca bene dal sorgere del sole, fino a tutto il pomeriggio. Quando il sole incomincia a calare, verso le ore 16, conviene passare al bolentino, con missione: calamari.

Bolentino finalizzato a catturare i calamari

pagelli in coppiaAnche in questo caso, cercheremo di localizzare le secche, oppure anche le batimetriche, che delimitano le cigliate naturali, situate a circa 30/35 metri e poi, a 40/45 metri. Insomma, per capirci, là dove si evidenziano sbalzi naturali, i cui fondali sono costituiti da fondo roccioso e misto con sabbia, fango, coralligeno e a sedimento di conchiglie. Poi è molto importante verificare, se il nostro Eco ci rileva banchi di pesce, rappresentati da minutaglia pelagica in sospensione. Se questi banchi, sono compattati, molto densi e a forma strana, non naturale, è quasi sicuro che nelle vicinanze ci siano branchetti di calamari che cercano di predare i piccoli pesci.

pagello catturatoA questo punto non resta altro che calare le nostre lenze in acqua con il piombo finale, provviste delle totanare ordinarie o di quelle piccole per praticare il Tataki o il Misaki e mettere le canne leggermente in tensione con il piombo, tocca e non tocca sul fondo. Teniamo le canne immobili, e ogni tanto imprimiamo alle stesse, dei movimenti rapidi e corti da far vibrare il vettino, oppure far muovere le canne, in modo tale, da simulare leggere “frustate”(Tataki e Misaki). Se il calamaro è nelle vicinanze, non esiterà a far appesantire la nostra lenza che, a seguito di ciò, non esiteremo a recuperare lentamente... il nostro delizioso carico, fino alla fatale spruzzata finale d’inchiostro!

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