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A pesca con l'esperto

Palamite invernali a lightdrifting

Da una recentissima pescata effettuata dall’autore, nel mese di dicembre 2010

PALAMITA_APPENA_CATTURATA_02Durante i burrascosi mesi di novembre e dicembre 2010, tra una perturbazione e l’altra, da fonti attendibili provenienti da alcuni amici che si cimentano con il lightdrifting, mi giunge la “voce” che vi sono alcuni piccoli banchi di palamite, che stazionano ancora nella zona della “Secca del Cimitero” . Questo Hot Spot di pesca, situato nel Canale di Piombino, è noto per la sua varietà di pesci che sa offrire, ed è indirizzato a chi pratica alcune discipline di pesca, in modo particolare agli amanti del lightdrifting. Bene, decido di prepararmi per fare una “battuta” ai nostri sportivissimi scomberomoridi...

Di solito questi pesci compaiono e stazionano sotto costa in branchi massicci agli inizi della primavera e ad estate inoltrata fino all’autunno. Ma con i rigori invernali, tutto diventa problematico sia per localizzarli che per catturarli. Stranamente, per questo bizzarro fine 2010, tutto è stato messo in discussione e così, con la presenza ancora in atto delle palamite, inizio la prima fase della pesca che è quella ovviamente riservata alla preparazione delle esche con relativa pastura, seguita poi dal controllo ed dal relativo rifacimento delle lenze... più catturanti!

ASSETTO-PESCA-AL-LIGHTDRIFTINGPreparato il tutto, attendo ancora un paio di giorni e, finalmente, una mattina, mollo gli ormeggi al Marina di Salivoli che è il mio Head Quarters, per procedere nella rotta che mi porterà in un punto casuale della Secca, anche perchè trovo già una decina di imbarcazioni in pesca al lightdrifting, ed i punti migliori sembrano già occupati. L’ecoscandaglio, mi segna circa 22 metri di fondo, su un substrato eterogeneo provvisto di vari “scalini” di roccia con posidonie sparse. Mi avvicino ad un amico, al quale chiedo che tipo di corrente sussiste. Egli mi dice che c’è una leggera corrente proveniente da Nord-ovest(Maestrale). Mi allontano dalla sua e dalle altre imbarcazioni di circa 200 metri, mettendo la mia barca in una fascia di mare parallela, per non disturbare l’azione di pesca dei colleghi ed evitando di entrare nella scia della loro pastura. Ancorata la barca, inizio la fase di pasturazione gettando dei tocchetti e dei frammenti di sarda osservando la direzione della corrente. Inizialmente, quest’operazione va eseguita intervallando i gettiti di pastura in modo abbastanza frequente, per cercare di intercettare le palamite presenti in zona. Velocemente preparo due canne di circa 4,20-4,60 metri, in carbonio alto modulo di nuova generazione, ad azione rigorosamente di 20 grammi, molto leggere. Al finale di una canna, innesco la sarda intera con un solo amo del N°3/0, con l’ago apposito, e fisso lo stopper a circa 8 metri, poi un galleggiante scorrevole sferico di 30 grammi, fermato da un moschettone girella del N°18. Considerando la distanza di 8 metri di lunghezza della madre lenza, più quella del finale che sarà di 2,5 metri, su un fondale di 22 metri, la prima esca lavorerà in corrente a circa 10/11 metri. A questa lenza provo a non inserire alcuna zavorra.


 

FINALE-LIGHTDRIFTING-INNESCO-SARDA-INTERAAl finale dell’altra canna, sistemo un tocchetto di sarda, realizzato nella parte della coda, trafitta con N°2 ami del N°1-2. La lunghezza del finale sarà sempre di circa 2,5 metri e sarà zavorrato con 1 grammo fissato a monte della girella, scelto come prima verifica. Stessa operazione dell’inserimento del galleggiante scorrevole da 25-30 grammi. Per quanto riguarda lo stopper, lo fisseremo a circa 12 metri dalla girella. Questa lenza pescherà nel flusso di corrente a circa 15 metri di profondità.

Questa sarà la nostra prima prova per verificare dove potremo intercettare le nostre amiche.

Inizia la pesca, col calare le lenze in acqua: una a dritta ed una a sinistra delle murate della barca.

Lasceremo gli archetti dei mulinelli aperti, in modo tale da far fuoriuscire lentamente dalla bobina, i fili delle madri lenze, il cui diametro dovrà oscillare tra uno 0,25 ed uno 0,30mm. E’ questa la caratteristica fondamentale del lightdrifting: fare scendere lentamente le esche e farle disporre nel flusso di corrente della pastura.

Dopo circa un’ora di pesca, non avverto ancora niente. Pasturo ad intervalli regolari: poca pastura, ma spesso. Non dovremo sfamare le nostre amiche, ma dovremo invogliarle all’attacco! una giusta pasturazione sarà la base del nostro successo! Passa ancora una mezz’ora e... ancora niente! Le altre barche sono ferme, sono tutti in attesa. Provo ad inserire 3 grammi di zavorra sulla lenza che reca la sardina intera e riprendo a pescare. Passano 7 o 8 minuti e, finalmente, sento il magico suono della lenza di un canna, quella con la sardina intera, che fuoriesce dalla bobina velocemente... eccola! Stacco la canna dal portacanne orientabile e imprimo una modesta ferrata.

FINALE-LIGHTDRIFTING-INNESCO-TOCCO-DI-SARDAQuesto per evitare la rottura del finale se si usato libbraggi sottili. Il pesce si lascia recuperare per alcuni metri, dopodichè: riparte come un razzo facendo cantare la frizione del mulinello. Inizia il pompaggio col recupero. E’ un bell’esemplare, lo si sente da come tira. Devo stare attento a non forzare troppo: il finale è dello 0,235 fluorocarbon con rinforzino di circa 7 centimetri dello 0,35.

Dopo una decina di minuti, il pesce inizia ad avvicinarsi sotto bordo con fughe repentine verso il fondo. In questo caso l’attenzione deve essere massima, con l’emozione che sale alle stelle, quando il pesce giunge in superficie e di colpo riprende a picchiare verso il fondo! Un consiglio: non fate vedere il guadino alla palamita, quando è ancora nel pieno del vigore, perchè un altro scatto repentino potrebbe essere l’ultima volta che la vediate. Quando la palamita è stremata, nel senso che, prende almeno un paio di “boccate” d’aria in superficie, quello è il momento di far scivolare in acqua il guadino e recuperare il pesce. Tornando alla pesca, dopo un tira e molla per altri minuti, finalmente il pesce si arrende in superficie. Compio l’operazione di slamatura, riprendo la pasturazione, ed innesco la seconda sarda intera. Non passano una decina di minuti che riparte l’altro galleggiante sul finale innescato col tocchetto! Ferro la palamita, inserisco la canna nel portacanne e recupero rapidamente quella con la sardina intera. Ricomincia il tiro e molla. Ogni tanto si sente il sibilo del vento che accompagna il recupero di lenza. Dopo una decina di minuti: eccola, bella, un’altra palamita di taglia simile all’altra, di circa 3,5 chilogrammi. Anche per questa, il solito rituale e via, procedo di nuovo. Le altre barche sono ferme! solo una in lontananza sembra impegnata in una cattura. Faccio appena in tempo a calare le lenze...e via! Ne riparte una, seguita dall’altra: due pesci in canna simultaneamente. Con le due ferrate, saggio l’entità delle prede: Recupero la preda più vicina che è anche quella meno importante: un piccolo aluzzo di circa 800 grammi! Gettato rapidamente l’aluzzo a pagliolo, prendo l’altra canna e riprendo la lotta: altra bella palamita! I concorrenti pescatori... sembrano inattivi e mi osservano con aria incuriosita per non dire maligna! Calo di nuovo le lenze: quella innescata col tocchetto... riparte! Un bel sarago reale di circa 600 grammi salirà a bordo dopo circa 5 minuti! Regolo ancora lo stopper e porto la canna da 8 metri a 14 metri, cercando di far scivolare l’esca in prossimità del fondo, perchè sembra la zona più “movimentata” dai pesci. Mi fermo, in quanto sto eccedendo dal limite consentito del pescato!

Allamo altre due palamite e consapevolmente, forzo pesantemente per rompere i finali, per lasciarle libere! Totale della pescata: 5 palamite un sarago, un aluzzo ed altri pesci di poca importanza come i sugarelli. Se l’azione di pesca si fosse ancora protratta: sarebbe stata una strage! Va egregiamente bene così, mi sono divertito ed ho realizzato un ottimo carniere di pesce.

A fare la differenza è stato l’intuito di pescatore: aggiungere 3 grammi in più ad una lenza ed una leggera modifica nei tempi e nei quantitativi di pasturazione.

La tecnica del Lightdrifting

Ma che cos’è il lightdrifting ? E’ una tecnica di pesca derivata dal classico bolentino con barca ancorata esercitata con le canne. E’ una variante light, ossia “leggera” in drifting, che vuol dire in “corrente”, un termine anglosassone che oggi fa tendenza e che indica un sistema di pesca affinato, un pò laborioso, ma che ci consente, se effettuato correttamente, di effettuare pescate... superlative.

Nella sostanza, si tratta di ancorarsi con un’imbarcazione in prossimità di una secca, con batimetriche oscillanti dai – 15 fino ai – 40/60 metri, e iniziare la pasturazione a base prevalentemente di sardine, con alcuni pasturatori appositi o con dei sacchi con contenuti a base sempre di sardina preparati artigianalmente o acquistati nei negozi di pesca.

Naturalmente alla fase della pasturazione, che va effettuata in modo adeguata in funzione della corrente e della densità dei banchi dei pesci presenti, vanno correttamente esposte le lenze... proprio in “corrente”, appesantendole leggermente se occorre, oppure lasciando i finali senza alcuna zavorra, facendo fluttuare le nostre esche, che devono tassativamente “correre” possibilmente nello stesso strato d’acqua dove ben agisce la corrente, esattamente dove va il flusso della pastura.

Ciò non risulta facile, far viaggiare la nostra esca, piazzata con cura sull’amo, nel flusso giusto, ma la pratica e l’esperienza ci guideranno sicuramente verso il successo sperato.

Le attrezzature per effettuare il lightdrifting

PALAMITE_CATTURATE_03Dopo la doverosa premessa per capire il concetto del lightdrifting, per quanto riguarda le attrezzature e partendo dalle canne, occorreranno elementi telescopici oppure di tipo a ripartizione, ma siccome, quello che conta in una canna da lightdrifting è la leggerezza, unita alla grande resistenza e flessibilità, un mio personale punto di vista, è quello di scegliere un prodotto telescopico leggero, in carbonio alto modulo, di nuova generazione e rinforzato, in grado di essere molto sensibile alla flessione, consentendoci di poter catturare pesci, anche di alcuni chilogrammi di peso, con monofili di sottilissimo libbraggio. Come nel caso della pescata citata, con numerose palamite di gran taglia, catturate con finali in fluorocarbon, di sezione variabili dal 21 al 23,5 e con madre lenze dello 0,25! Grazie alle giuste canne utilizzate nell’azione di pesca. Pertanto, nella sintesi, canne di circa 4 - 4,5 metri di lunghezza, in carbonio rinforzato con azione variabile da pochi grammi fino a 40/60 grammi, dotate di una discreta riserva di potenza. Per la scelta degli anelli o passanti, beh, li consiglierei di qualità come i Fuji SIC o gli Alconite, che sono tra i migliori per quanto riguarda la loro alta dispersione di calore. L’ottimo materiale contenuto negli anelli, riduce notevolmente l’effetto abrasivo che agisce sul monofilo durante lo scorrimento del medesimo quando la lenza è in forte trazione. Da ciò ne consegue una maggiore durata delle lenze e una maggiore sicurezza nel recupero delle prede.

Per i mulinelli, occorreranno quelli di taglia media: 4500 o 5000, che siano buoni prodotti, anche se non sono di marca blasonata. Quello che conta è che abbiano componenti interni di qualità come i cuscinetti e una frizione precisa, affidabile.

Le lenze

Partendo dal concetto che è necessario adottare finali “leggerissimi”, di ridottissima sezione, per evitare una maggior resistenza del monofilo al flusso della corrente, prendiamo in considerazione un buon monofilo dello 0,25 da avvolgere in bobina. La sua elasticità, unita all’ottima azione della canna in carbonio in uso, faranno il resto per assicurare a pagliolo, prede importanti.

Pertanto: lenza madre dello 0,25, che può essere ulteriormente ridotta allo 0,22, girella con moschettone da fissare al capo libero e... finalmente il finale, che dovrà essere rigorosamente in fluorocarbon, lungo almeno 2,5 metri, nelle sezioni variabili dallo 0,21 allo 0,235.

Adottando questi finali, è necessario avere l’accortezza di inserire un “rinforzino” di 4-5 cm di fluorocarbon dello 0,35 a cui seguirà l’amo, perchè... la bocca delle palamite non perdona! Per quanto riguarda gli ami, sceglieremo la numerazione che spazia: dal N° 2 al 3/0

Questa tipologia di finale, va mantenuta tale in condizioni di mare calmo con vento a regime di brezza e con corrente leggera. Se la corrente marina dovesse aumentare, occorre zavorrare il finale a monte della girella-moschettone con 1-2-3 grammi, fino a circa 10-15 grammi. Tuttavia, più si zavorra la lenza, più la stessa si comporterà in modo innaturale in acqua, facendo di conseguenza “lavorare” male l’esca, con esito spesso e volentieri negativo.

I pasturatori

Come abbiamo già accennato, la finalità di questa pesca è quella di attirare i pesci nel flusso di corrente, dove viaggia la pastura e quindi dovremo utilizzare sacchi colmi di certi composti a base di sardine o i pasturatori appositi, da riempire in genere con le medesime sardine spezzettate o finemente triturate che dovranno mischiarsi con le esche, sempre rappresentate da tocchi di sardina oppure addirittura con pesci interi. C’è il pasturatore a sgancio, costituito da un cilindro metallico o in plastica, zavorrati, che una volta giunti sul punto di nostro interesse, sia sul fondo o a mezz’acqua, si imprime sul medesimo, uno strattone, e il materiale fuoriesce disponendosi in corrente. Un altro tipo di pasturatore, è quello a lame. Si tratta di un cilindro metallico rivestito da una rete esterna, all’interno del quale agisce un perno con battente provvisto di lame a scorrimento verticale. Viene riempito con pezzi di sardina e legato a prua con una cima di alcuni metri dalla barca. Agisce pasturando autonomamente, sotto l’azione del rollio e del beccheggio della barca che lentamente, ad ogni scorrimento del perno, le lame sezionano e disperdono in frammenti il contenuto.

Un altro grande pasturatore, è quello elettromeccanico, che raccoglie i pezzi di pesce nel suo interno e li trita finemente, creando un alone in superficie irresistibile per i nostri amici pinnuti.

l’assetto in pesca e la tecnica in uso

PALAMITE_INVERNALI_01Per ben esercitare il lightdrifting, occorre posizionare nel pozzetto della barca, almeno 4 canne, con gli appositi portacanne orientabili, per disporre le canne a ventaglio, quasi orizzontali con la superficie del mare. Sono preferite le barche, che hanno un pozzetto ampio per pescare in sicurezza ed in libertà di movimento. A questo punto, non resta altro che effettuare un’ipotetica pescata, portando l’imbarcazione in prossimità del cappello della secca, monitorare con l’ecoscandaglio la zona e ancorarsi a monte del punto scelto, da circa trenta, ad almeno una cinquantina di metri, a seconda del vento e dello scarroccio presenti. Appena pronti, si inizia a pasturare in superficie, lentamente, ma in continuità. E’ necessario tenere sempre attivato il flusso di pastura. Questo è uno dei segreti.

Se si può, è bene alternare il flusso di pastura con pezzetti di sarda gettati a mano e con il pasturatore tritasardine elettromeccanico. Per ogni pescata di circa 4 – 6 ore ci vuole almeno una cassa di sardine, altrimenti potremmo economizzare con mezza cassa se i pesci sono ben attivi sotto bordo. Nel senso che i pesci se sono presenti, vanno stimolati e non saziati.

Caliamo le canne: la prima, con galleggiante a 15 metri circa dall’esca, fuori per 20-30 metri, a zavorra zero; la seconda, libera senza galleggiante a zavorra zero; le altre due, una con 1-2 grammi di piombo, e l’altra, con 5-6 grammi di piombo, per verificare in quale interstrato d’acqua si prendono più pesci. Ad ogni canna calata in acqua è necessario aprire l’archetto del mulinello e lasciarlo libero, facendo fuoriuscire lentamente la lenza in corrente. Ogni tanto, è necessario recuperare la lenza di ogni canna, per poi ricominciare: si innesca con la sarda, si cala, si apre l’archetto e via, con la lenza che fuoriesce. E’ un’attività continua: pasturazione, recupero etc.

Quando il pesce afferra l’esca, se è ad esempio una palamita, si avverte che la lenza fuoriesce velocemente dal mulinello, dopodichè si afferra la canna, si imprime energicamente la “ferrata” e si inizia il recupero, cedendo lenza quando occorre e raccogliendo appena possiamo. Durante questa fase, è bene essere almeno in due pescatori, in quanto, uno, se occorre toglie di mezzo alcune canne per evitare sgradevoli imbrogli e poi, per mantenere la pasturazione attiva, altrimenti il branco si spaventa e scompare, almeno per un pò di tempo.

Con il lightdrifting, non solo palamite, si catturano spesso e volentieri anche gli sgombri lanzardi, le occhiate, i tonnetti alletterati e poi, non di rado, saremo capaci di “staccare” letteralmente dal fondo: saraghi, tanute, orate ed altri pesci... magnifici!

Ci vediamo intorno al 10 di Febbraio 2011 con la prossima puntata di "A pesca con l'esperto".

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